BANCA MARCHE: LA BANCA D’ITALIA E LA CONSOB CHIARISCANO COSA AVVENNE NEL 2012!

BANCA MARCHE: BANCA D’ITALIA E CONSOB

CHIARISCANO COSA AVVENNE NEL 2012!

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Uno del passaggi cruciali ed emblematici nella “questione Banca Marche” fu l’aumento di capitale avvenuto nel febbraio 2012 e tutte le vicende ad esso antecedenti, ricostruite dettagliatamente grazie agli atti acquisiti durante i lavori della Commissione Speciale di studio su Banca Marche istituita dal Consiglio Comunale di Jesi, nella quale ho svolto il ruolo di vicepresidente.

Da tali atti emergono enormi dubbi o contraddizioni nei comportamenti tenuti dai due organi di vigilanza, ovvero BANCA D’ITALIA e CONSOB.

Si riportano qui di seguito i fatti rilevati e le conseguenti richieste di chiarimenti da svolgersi presso le competenti sedi parlamentari.

 

1) PREMESSA

Quando una Banca effettua un aumento di capitale emettendo delle azioni che verranno poi acquistate da soggetti pubblici o privati (Enti, risparmiatori, ecc…) si devono avviare delle procedure di garanzia e controllo da parte dei due organi deputati a tale compito di vigilanza, cioè BANCA D’ITALIA e CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa).

I cittadini, gli Enti e tutti i soggetti interessati all’acquisto delle azioni emesse dalla Banca hanno diritto ad essere pienamente informati sul reale stato della Banca stessa, sulla sua patrimonializzazione, sulla situazione dei bilanci, ecc… A tale scopo, in occasione di un aumento di capitale, viene emesso un documento denominato “Prospetto Informativo” che serve proprio a rendere chiara e visibile la situazione dell’Istituto di Credito che sta effettuando l’aumento di capitale, affinchè i potenziali acquirenti possano essere pienamente consapevoli di ciò che stanno effettuando, dei possibili o eventuali rischi, ecc…

E’ evidente, quindi, che la piena correttezza del Prospetto Informativo e la sua piena coerenza con la reale situazione della Banca che emette azioni è un requisito fondamentale affinché coloro che sottoscrivono l’aumento di capitale possano effettuare l’operazione in una condizione di piena consapevolezza, correttezza e trasparenza.

Per tale ragione, il Prospetto Informativo viene preventivamente sottoposto all’approvazione della CONSOB la quale controlla che le informazioni contenute nel Prospetto siano corrette e non fuorvianti. Ai fini dell’approvazione del Prospetto, CONSOB ovviamente si informa anche sugli esiti dei controlli o delle ispezioni che BANCA D’ITALIA regolarmente effettua presso i vari istituti di credito italiani, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza che le competono per legge.

2) I FATTI

Qui di seguito vengono riportati i fatti emersi dai documenti depositati agli atti della Commissione Speciale di studio su Banca Marche istituita dal Consiglio Comunale di Jesi.

In data 24/10/2011 l’assemblea straordinaria di Banca delle Marche approva un aumento di capitale da un minimo di 180 milioni ad un massimo di 212 milioni di euro, al prezzo unitario tra € 0,85 e € 1,00 (poi definitivamente fissato ad € 0,85) su proposta predisposta dal CdA nelle sedute del 12/07/2011 e 31/08/2011 (cfr. Comunicato Stampa Banca Marche 24/10/2011 e “RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE SULLE MATERIE ALL’ORDINE DEL GIORNO DELL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEGLI AZIONISTI DI BANCA MARCHE S.P.A. AI SENSI DELL’ART. 125-TER T.U.F.”).

Il 05/12/2011 la CONSOB chiede alla BANCA D’ITALIA (Servizio Supervisione Gruppi Bancari) di «voler fornire, con la consueta cortese sollecitudine» ogni elemento ritenuto utile per l’istruttoria in corso su Banca Marche in vista dell’aumento di capitale.[1]

Il 28/12/2011 la BANCA D’ITALIA risponde alla CONSOB con una comunicazione piuttosto scarna di una pagina e mezzo in tutto[2]. Il primo foglio fornisce informazioni “risultanti dalle ultime segnalazioni di vigilanza disponibili”. A leggerla si direbbe una carrellata di “buone notizie”: al 30/09/2011 la Banca delle Marche, capogruppo dell’omonimo gruppo bancario, aveva una dotazione patrimoniale di 1,7 miliardi di euro, “con un Tier 1 ratio e un Total Capital ratio rispettivamente al 10,65% e al 15,51%”, ben al di sopra del 4% e 8%, requisiti prudenziali minimi per questi due indici (cfr Consiglio europeo/Consiglio dell’Unione europea. Requisiti patrimoniali per il settore bancario. 1. Il regolamento sui requisiti patrimoniali – CRR – punti chiave e  Wikipedia_Capitale Tier1 Composizione).

Di fatto la banca risultava patrimonializzata per il doppio dei requisiti minimi. In valore assoluto il patrimonio di vigilanza eccedeva di ben 826 milioni i valori prudenziali minimi di Total Capital ratio (difatti l’8% di questo indice corrisponde ad un patrimonio di vigilanza di 881 milioni, mentre quello dell’istituto risultava precisamente di 1.707 milioni).

Uno scenario davvero positivo dunque, senza aggiungere che la nota della BANCA D’ITALIA prosegue facendo presente che “l’utile consolidato del primo semestre 2011 è risultato pari a € 50,7 milioni (a fronte di € 45,5 milioni del primo semestre 2010)” e che la realizzazione del prospettato aumento di capitale consentirebbe di innalzare il livello di patrimonializzazione del gruppo in vista dell’entrata in vigore delle nuove regole di vigilanza prudenziale (Basilea 3). Quest’ultima frase, riletta oggi, sembra andare al di là di un’ovvia (e quindi inutile) osservazione, e sembra quasi sottolineare che l’aumento di capitale sarebbe stata un’operazione “buona e giusta”, che avrebbe consentito alla Banca delle Marche, la cui situazione era già così positiva, di rafforzarsi ancora di più in vista delle nuove regole di Basilea 3.

Nell’ultima mezza pagina BANKITALIA riferisce alla CONSOB circa gli accertamenti ispettivi che aveva condotto. In appena 9 righe, vengono elencate inadeguatezze, che nel contesto e nei toni generali della lettera, non sembrano destare criticità: “Tali ispezioni hanno evidenziato, in particolare, tensioni di liquidità derivanti da sostenute dinamiche di crescita degli impieghi non associate a coerenti flussi di raccolta al dettaglio; uno scadimento della qualità dell’erogato imputabile, tra l’altro, alle carenze rilevate nel processo del credito; lacune nell’ambito dei presidi di governo e controllo”.

Dopo aver segnalato ulteriori inadeguatezze delle procedure interne in materia di antiriciclaggio, la lettera però conclude: “Successivamente a detti accertamenti ispettivi, la banca ha avviato una serie di iniziative volte a rimuovere le lacune sopra evidenziate. Sul punto sono in corso valutazioni da parte della BANCA D’ITALIA”. Un finale dunque apparentemente piuttosto rassicurante.

Senonché, dopo appena 12 giorni, il 09/01/2012, la BANCA D’ITALIA invia una lettera[3] a firma del Governatore Ignazio Visco al Presidente del CdA di Banca Marche, (approvata in via d’urgenza) di tenore ben diverso rispetto alla precedente comunicazione alla CONSOB del 28/12/2011: i toni sono pesanti e ultimativi. La lettera inizia così: La situazione aziendale del gruppo Banca delle Marche ha evidenziato, nel corso degli ultimi anni, elementi di crescente criticità, riconducibili soprattutto alle diffuse carenze presenti negli assetti di governance e nel sistema dei controlli interni e alla rilevante esposizione ai rischi di natura creditizia e finanziaria, parzialmente controbilanciata da una dotazione patrimoniale adeguata e da una capacità reddituale soddisfacente. I tre accertamenti ispettivi condotti sul gruppo bancario nel corso del 2010, tutti conclusisi con un giudizio “parzialmente sfavorevole”, hanno in particolare messo in luce la presenza di ampie lacune nei sistemi di governo e controllo e le connesse ripercussioni sulle politiche di assunzione e gestione dei rischi”. Già da subito sembra che non si stia parlando della medesima banca descritta nella comunicazione della stessa BANCA D’ITALIA alla CONSOB del 28/12/2011. La lettera infatti continua: Il sistema  dei controlli interni, si è rivelato non idoneo a presidiare i diversi profili di rischio, risentendo dei ritardi nell’adeguamento delle strutture e della collocazione organizzativa che non assicura la necessaria indipendenza ed autonomia dalle funzioni operative. Scarsamente incisiva è stata l’azione del Collegio sindacale, che non ha vagliato criticamente i riferimenti forniti dalle strutture operative e di controllo ed ha manifestato ridotta consapevolezza delle criticità aziendali, limitandosi a recepire le informazioni fornite dalle altre strutture di controllo. Le richiamate inadeguatezze degli assetti interni sono anche alla base della significativa esposizione aziendale ai rischi creditizi e finanziari. Il processo del credito risulta caratterizzato da debolezze e disfunzioni in tutte le sue fasi, il che ha contribuito, data anche l’avversa fase congiunturale, allo scadimento della qualità del portafoglio”.

E ancora: “Particolarmente elevata è risultata l’esposizione del gruppo al rischio di liquidità, riconducibile sostanzialmente al crescente squilibrio della struttura  d’intermediazione, con una crescita degli impieghi nettamente superiore a quella della raccolta e alla perdurante dipendenza dal mercato dei capitali e dalla raccolta large corporate, situazione peraltro non correttamente rappresentata all’organo amministrativo a causa  dell’inadeguata reportistica.”.

BANKITALIA conclude impartendo tassative disposizioni, tra cui:

  • l’introduzione di esponenti connotati da elevata professionalità, in occasione del rinnovo del CdA previsto per il successivo aprile del 2012;
  • l’individuazione di un nuovo Direttore Generale che sostituisse Massimo Bianconi la cui uscita era prevista entro il 2014 e contestualmente un ricambio di management nelle funzioni di direzione generale con l’assunzione di figure professionali e qualificate;
  • la ridefinizione del sistema dei controlli interni;
  • la revisione della reportistica interna, al fine di assicurare agli organi aziendali e alle funzioni di controllo la piena conoscenza e la governabilità dei rischi assunti;
  • la revisione complessiva di tutta l’Area Crediti adeguando, tra gli altri accorgimenti, anche le deleghe di potere in materia di erogazione del credito.

Via Nazionale si aspetta un celere adempimento: (In considerazione dei significativi elementi di anomalia che caratterizzano la situazione aziendale, la Vigilanza si attende che Banca delle Marche adotti in tempi brevi gli interventi richiesti sulla base di un documento di pianificazione operativa che definisca puntualmente i diversi progetti, i responsabili e la relativa tempistica”), e infine ammonisce che in caso di mancato adempimento si sarebbe potuto giungere addirittura al commissariamento: (“Ove venga riscontrato il mancato adeguamento alle indicazioni sopra fornite, la BANCA D’ITALIA fa sin d’ora riserva di esercitare i  poteri previsti dall’art.53 del D.Lgs. 385/93”).

3) CONSIDERAZIONI

Orbene, i contenuti e i toni di questa comunicazione appaiono all’evidenza profondamente diversi e anzi addirittura diametralmente opposti a quelli della lettera alla CONSOB del 28/12/2011. Perché la BANCA D’ITALIA non intraprese nessuna ulteriore azione fra quelle ovviamente possibili nell’esercizio delle sue prerogative di vigilanza, tra cui quella di avvisare la CONSOB facendole ad esempio pervenire la lettera del 09/01/2012, mancanza oltremodo grave e inspiegabile stante l’imminente aumento di capitale che la Banca delle Marche avrebbe attuato di lì a poco e cioè dal 8 febbraio al 9 marzo? CONSOB sapeva? Oppure esistono della ragioni per le quali ufficialmente non avrebbe dovuto sapere? Forse la BANCA D’ITALIA rimase in silenzio e non intervenne pubblicamente per non compromettere l’aumento di capitale in cui furono collocati 180 milioni di azioni, di cui quasi la metà a risparmiatori e clientela retail? Non volle intervenire perché sperava che con quell’aumento di capitale le cose sarebbero potute migliorare?

Certo è che i contenuti del prospetto informativo di 290 pagine sull’aumento di capitale, approvato dalla CONSOB il 03/02/2012 e pubblicato il 07/02/2012, non fanno un chiaro riferimento ai duri rilievi della lettera del 09/01/2012 di BANCA D’ITALIA, né lasciano trapelare le sue preoccupazioni sul futuro dell’istituto marchigiano. Essi sembrano anzi ricalcare più i toni della lettera del 28/12/2011 alle pag. 234-237 nella Sezione I, Capitolo 20 relativo alle “Informazioni finanziarie riguardanti le attività e le passività, la situazione finanziaria e i profitti e le perdite dell’emittente”, paragrafo 20.9 “Procedimenti giudiziari e arbitrali”. Si minimizza infatti sugli accertamenti ispettivi e sui rilievi mossi: “Per doverosa informazione, si precisa peraltro che – senza che ciò abbia avuto ripercussioni sulla situazione finanziaria o sulla redditività dell’Emittente o del Gruppo – il Gruppo ha avuto, negli anni 2010-2011, tre ispezioni da parte della BANCA D’ITALIA, una sulla Controllata Medioleasing spa e due sulla Capogruppo”.

Gli fa eco la lettera agli azionisti del Presidente Michele Ambrosini del 07/02/2012 che si conclude così: “Per concludere va evidenziato che nel tempo su Banca Marche sono state fatte molte divagazioni lontane dalla realtà, ma ciò è anche significativo della grande crescita dell’Istituto che si è inserito tra le prime 20 banche italiane e che oggi svolge un ruolo trainante nell’economia dell’Italia Centrale. In tal senso il C.d.A. e tutta la struttura hanno fiducia che i risultati conseguiti siano la risposta operativa nei confronti di chiacchiere solo dannose: la Nostra Banca, la Vostra Banca, non è stata mai così liquida e patrimonializzata come oggi.

Tra l’altro nella Nota del 18/02/2016 fatta pervenire dall’ex Presidente Ambrosini alla Commissione Studio su Banca Marche del Comune di Jesi in risposta ad alcuni quesiti che gli erano stati posti dalla stessa Commissione, si legge che la BANCA D’ITALIA (come anche il CdA di Banca Marche e le Fondazioni bancarie) fu informata sulla lettera che egli aveva predisposto per gli azionisti prima della sua pubblicazione e (poiché non vi fu alcun dissenso) fu successivamente pubblicata, a suo dire “al fine di far conoscere agli azionisti le risultanze delle ispezioni conclusesi nel 2011 e quanto stava facendo l’Istituto di Credito”.

Se ciò dovesse essere confermato, ci troveremmo di fronte ad un ulteriore elemento di criticità che si aggiungerebbe alla lista dei ben più forti riscontri in merito a quella che si configurerebbe come una mancata o quantomeno inadeguata trasmissione delle informazioni al pubblico dei risparmiatori.

Infatti resta ancora oggi un mistero come il prospetto informativo dell’aumento di capitale autorizzato dalla CONSOB non abbia riportato in alcun modo i toni forti e ultimativi della lettera del 09/01/2012 indirizzata da BANKITALIA ai vertici di Banca Marche.

Quanto sopra esposto, inoltre, apre la strada ad un’ulteriore ultima riflessione.

Il 31/12/2012, (pochi mesi dopo l’aumento di capitale collocato in larga parte ad una ignara clientela retail, spesso legata alla banca da uno storico rapporto di fiducia), si verificò la prima perdita nella storia della Banca delle Marche: -518 milioni di euro contro un utile dichiarato nella semestrale al 30/06/2012 di 42 milioni. Nell’estate di quell’anno fu dato l’addio a Massimo Bianconi e nel settembre arrivò Luciano Goffi e il nuovo management, chiamato dalle Fondazioni ad attuare le direttive che la BANCA D’ITALIA aveva loro dettato. Nella semestrale al 30/06/2013 si registrò un’ulteriore perdita di circa 230 milioni che condusse Banca delle Marche all’amministrazione provvisoria ad agosto, e ad ottobre al definitivo commissariamento.

Come si può non ipotizzare, a rigor di logica, che questi eventi traumatici e di enorme portata, di fatto già prospettati da BANKITALIA nella nota del 9 gennaio 2012, occorsi in rapida successione in tempi così ravvicinati all’aumento di capitale di febbraio 2012 non possano essere stati, almeno parzialmente, già messi in conto dalla vigilanza fin da quei tempi, se non addirittura ritenuti in sostanza pressoché certi?

E dunque perché non fu impedito il “massacro” dei risparmi di quei tantissimi clienti che obiettivamente – dalle informazioni “rassicuranti” fatte loro pervenire (tra cui anche i riferimenti alle certificazioni dei bilanci da parte della società di revisione Price Waterhouse Coopers, alle quali dedicherò un prossimo articolo di approfondimento) – pensavano di aver fatto un buon affare e di aver investito in una banca del territorio, la loro banca, che aveva alle spalle un solido passato e di fronte a sé, floride prospettive di crescita?

4) CONCLUSIONI E RICHIESTE

Come già detto, quello dell’aumento di capitale dei Banca Marche del 2012 risulta essere un passaggio cruciale ed emblematico di tutta la vicenda. Avevamo invitato sia CONSOB sia BANCA D’ITALIA in audizione presso la Commissione Speciale di Jesi per sottoporre loro in massima trasparenza una fondata richiesta di chiarimenti in merito agli episodi ed agli atti sopra riportati. Nessuno dei due organismi ha accettato l’invito di partecipare alla Commissione jesina. In particolare, solo BANCA D’ITALIA ha accettato di fornire alcune risposte a quesiti formulati, che si sono tuttavia rivelate piuttosto insoddisfacenti (vedere Banca d’Italia_Risposta a quesiti Commissione Jesi_25-03-2016, pag. 4). Nulla di rilevante a riguardo è invece pervenuto alla Commissione dalla CONSOB.

Si ritiene pertanto necessario e fondamentale che i Parlamentari della Repubblica chiamino i vertici dei due organismi, nelle persone del Governatore della BANCA D’ITALIA Ignazio Visco e del Presidente di CONSOB Giuseppe Vegas a riferire e chiarire quanto accaduto nelle competenti sedi di commissione. Si ritiene inoltre ovvio che in mancanza di spiegazioni chiare ed esaustive, davanti alle evidenze sopra riportate, gli stessi apparirebbero quantomeno inadeguati al ruolo sostenuto, comportando ciò come minimo l’ovvia conseguenza della rimozione dai loro incarichi.

 

 

Jesi, 11 gennaio 2017

 MASSIMO GIANANGELI

Capogruppo MoV 5 Stelle – Jesi

[1] Nota di “CONSOB-Divisione Informazione Emittenti” indirizzata a “Banca d’Italia-Servizio Supervisione Gruppi Bancari”, prot.11097049 del 05/10/2011 ad oggetto “Prospetto informativo relativo all’offerta in opzione agli azionisti di n.212.562.262 azioni ordinarie della Banca delle Marche s.p.a” (scaricabile qui)

[2] Nota di “Banca d’Italia-Area vigilanza bancaria e finanziaria, Servizio Supervisione Gruppi Bancari” indirizzata a “CONSOB-Divisione Informazione Emittenti”, prot.1072501/2011 del 28/11/2011 (scaricabile qui)

[3] Nota di “Banca d’Italia-Area vigilanza bancaria e finanziaria, Servizio Supervisione Gruppi Bancari” indirizzata “Al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca delle Marche s.p.a.”, prot.0015120/2012 del 09/01/2012 (scaricabile qui)

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