REFERENDUM: SCRIVONO LA RIFORMA IN UN MODO E LA RACCONTANO IN UN ALTRO…

REFERENDUM: SCRIVONO LA RIFORMA IN UN MODO E LA RACCONTANO IN UN ALTRO…

Commento post faccia a faccia col PD della settimana scorsa.

Sono rimasto un po’ sorpreso dal confronto con il capogruppo del PD. Mi aspettavo di trovare qualcuno che difendesse il contenuto della riforma. Invece, mi sono ritrovato in più passaggi del dibattito ad ascoltare un racconto differente da quanto riportato nel testo partorito dai padrini costituenti (padri mi pare un po’ troppo) Renzi, Boschi, Verdini.

Come si fa ad esempio a sostenere che non è vero che verrà cancellato il diritto di votare il Senato, quando il nuovo articolo 57 prevede proprio che non saranno più i cittadini  ma i consiglieri regionali ad eleggere i sindaci/consiglieri senatori?

Come si fa a dire che sono maggiormente favorite le leggi di iniziativa popolare quando la riforma prevede che venga triplicato il numero di firme necessarie per la loro presentazione e viene introdotto il concetto costituzionale di “LIMITE” alla loro discussione, rimandato per giunta a futuri regolamenti, tutti subordinati a discrezionalità politica?

Come si fa a dire che finirà il “rimpallo” delle leggi fra Camera e Senato dovuto all’attuale sistema bicamerale, quando invece questo passaggio continuerà, visto che il Senato verrà attivato sia sulle leggi che rimarrebbero di materia bicamerale, sia sulle altre, e che non esistono tempi certi per l’approvazione definitiva delle proposte di legge, a parte quelle indicate dal Governo ai sensi del nuovo art.72?

Come si fa a dire che i territori conteranno di più, quando nella riforma è scritto che la gran parte delle materie sulle quali oggi anche la Regione decide, diventeranno di competenza esclusiva dello Stato, con la possibilità del Governo di azionare addirittura la “clausola di supremazia” per avocare a Roma anche le poche materie residuali che rimarrebbero in capo alle Regioni?

Come si fa a parlare di risparmi di centinaia e centinai di milioni di euro o addirittura di miliardi, quando la Ragioneria Generale dello Stato ha quantificato un risparmio di circa 50/60 mln e, se va bene, noti economisti stimano appena 150mln di euro? (cfr Roberto Perotti sul lavoce.info)? Cioè ci darebbero poco più di un caffè all’anno, e si prednerebbero in cambio il nostro diritto di votare il Senato? Non vi sembra un pochino sfavorevole per noi cittadini questo vergognoso baratto?

La situazione paradossale del dibattito è stata che nel merito della riforma ci siamo dovuti entrare noi che ad essa ci opponiamo: ho potuto così parlare del falso e dannoso superamento del bicameralismo, della perdita di rappresentanza e di capacità di incidere dei cittadini, della estrema centralizzazione dei potere sull’esecutivo e su Roma, a scapito del Parlamento, delle regioni e dei territori, del grave rischio di perdita dei contrappesi istituzionali tipici delle democrazie, del rischio che il partito di governo possa controllare di fatto camera, senato, presidente della repubblica, corte costituzionale, presidenza del CSM, ecc… Ho così anche potuto smentire alcune false affermazioni scaturite nei dibattiti di questi giorni, come il fatto che in Italia serva un Costituzioni che permetta di avere più leggi e più velocità per approvarle (falso: ne abbiamo troppe ed i tempi sono brevissimi per leggi sbagliate spesso imposte dal Governo, il tutto indipendentemente da come è fatta la Costituzione ma solo in base alle priorità della politica).

E’ sempre preoccupante quando politici propongono leggi sbagliate o dannose. E’ inaccettabile quando fanno questo cercando di convincere che quelle leggi sono buone, raccontandole in maniera diversa da quello che c’è scritto.

La ratio che c’è dietro questa riforma è molto chiara: allontanare il popolo dal potere e dalle decisioni. Ecco perché questo attacco feroce alla Costituzione ed alla nostra sovranità piace tanto alla grande elite finanziaria: quella che considera i nostri diritti come “un problema”; quella che lavora incessantemente e quotidianamente ormai da 20/30 anni per rimangiarsi quei diritti che nel secolo scorso i nostri padri ed i nostri nonni hanno lottato per avere.

Ringrazio il quotidiano QdM per aver organizzato l’incontro.

L’invito che faccio è quello di esprimere il 4 dicembre un convinto NO come voto attivo, come un “NON RINUNCIO” ai miei diritti ed al mio futuro.

Un NO al “peggioramento” pericolosamente spacciato per “cambiamento” dalla accozzaglia di Governo che ha scritto la riforma e dagli insidiosi venditori di fumo che imperversano spudorati in questi giorni nei dibattiti televisivi più o meno manipolati.

#iodicono

#votaNO

 

Jesi, 01.12.2016

MASSIMO GIANANGELI

M5S JESI

 

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