Gli “integratori” razzisti…

GLI “INTEGRATORI” RAZZISTI…

Prendete atto dei Piani Regolatori razzisti, fascisti, stalinisti delle nostre città destre o sinistre che siano: Piani Regolatori votati dai consigli comunali, che hanno ghettizzato gli amici extracomunitari arrivati da noi per necessità, relegandoli e circoscrivendoli in alcuni quartieri, divenuti dei simil-ghetto. Con tanto di caduta libera in picchiata del valore degli immobili. E tanto di problematiche legate alla convivenza, tensioni sociali piccole e grandi, guerre fra poveri ormai percepibili nella gran parte delle nostre città.

E quando sentite pontificare questi personaggi che amministrano da anni le nostre città, sedicenti destri o sedicenti sinistri, sui grandi temi dell’accoglienza e della integrazione, risputategli in faccia le loro malefatte in materia di pianificazione urbana e/o di gestione delle criticità sociali!!!

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Questa voce è stata pubblicata in amministrative 2012, m5s, Politica, Uncategorized. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Gli “integratori” razzisti…

  1. Ale ha detto:

    Il problema dell’integrazione è ben più profondo e va sviluppato in maniera estremamente diversa a mio parere.
    L’Italia è da alcuni anni una terra di conquista(per dirla come i bifolchi della Lega) e sarebbe stupido e poco serio negarlo.
    Il nostro buonismo(che è falso) e il nostro voler essere sempre corretti(in realtà portiamo per il culo)sta facendo sì che un’orda di stranieri non educati spesso alla convivenza civile vengano e facciano bello e cattivo tempo;da una parte si grida allo scandalo quando vengono picchiati dalle forze dell’ordine,dall’altra non si vede l’ora che le suddette vengano a picchiarli.
    L’integrazione si raggiunge solo con il rispetto e l’assimilazione della cultura ospitante,quando ce ne sia la volontà;in mancanza della quale è necessario che l’ospite faccia ritorno in quei luoghi culturalmente e socialmente compatibili con il suo stile di vita.
    Il Giappone,per molti versi osteggiato e condannato per una chiusura eccessiva nei confronti del resto del mondo in questo campo è maestro e di sicuro sarebbe da esportare il loro modus operandi per gli immigrati,ovvero:
    innanzitutto quando ti rechi là devi avere in mano anche il biglietto di ritorno,dopodichè se voelssi tentare di intraprendere una vita là devi per forza e ripeto per forza imparare il Giapponese con una scuola a pagamento ridotto(3000 euro circa di spesa) della durata di alcuni mesi,durante i quali non puoi lavorare se non part time.Al termine dei quali puoi trovarti un lavoro,il quale deve essere in regola(il nero in Giappone non è quasi contemplato dalla popolazione) perchè è il lavoro il tuo permesso per restare in loco.
    Perdendolo,nel giro di poco tempo sarai costretto a lasciare la terra del Sol Levante o a restre in clandestinità fino a che non ti sbeccano e ti danno un foglio di via di 10 anni.
    In Italia molti stranieri non sanno nemmeno l’italiano,come si può cercare un’integrazione?
    Il massimo che si può fare allo stato attuale delle cose è sopportarli.

    • gianamax ha detto:

      Ciao Ale,
      concordo sul fatto che l’integrazione si deve basare sul rispetto, reciproco (a mio parere) delle culture. Ritengo che prima ancora, debba esserci semplicemente il rispetto delle regole ed un po’ di ordine nel gestire il problema.
      Le piccola/grandi tensioni sociali che alcuni quartieri delle nostre città vivono quotidianamente dipendono per la gran parte, a mio parere, proprio dall’assenza di questi pilastri fondamentali.
      Alla base di tutto vi è, come al solito, la cattiva e talvolta assente gestione politica della proproblematica, dovuta ad un ceto politico che ha alternato momenti razzisti e reazionari a a proposte pseudo-buoniste. Posizioni ambedue inaccettabili. Di fatto, tutto tranne quello che sarebbe servito a questo paese. Motivo? Ovvio: la convenienza elettorale, l’accaparrarsi i voti delle due fazioni. La gravità di questo approccio sbagliato è evidente non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto nelle politiche di gestione del problema operate dai nostri amministratori locali, sia nelle realtà sedicenti destre, sia in quelle sedicenti sinistre. Non so se la soluzione giapponese sia esportabile tal quale anche in Italia, non so la nostra realtà politico/geografica/economica sia talmente diversa da quella giapponese da implicare la ricerca di soluzioni forse ancora più complesse, per renderle adatte al nostro Paese. So’ soltanto che nel quadro normativo in cui ci troviamo, lo spazio di manovra delle amministrazioni locali avrebbe consentito un gestione ben diversa e di certo più adeguata agli interessi di tutti, cittadini ospiti e cittadini ospitanti. E ciò non è stato fatto!!!
      Trasformare alcuni quartieri storici delle nostre città in ghetti è una grave responsabilità non solo delle amministrazioni centrali, ma anche (e forse soprattutto) dei nostri amministratori locai, che molto spesso redigono i piani regolatori sotto dettatura dei soliti imprenditori, anzichè nel vero, unico e totale interesse dei cittadini…
      Circoscrivere il problema in un solo quartiere, con tutte le conseguenze negative per chi ci abita, è sicuramente politicamente più semplice che gestirlo seriamente. E, oltretutto, limita il danno elettorale provocato dalla non gestione del problema solo a quei quartieri, salvando i consensi negli altri… Il meccanismo è dannatamente semplice, il solito, opportunistico giochetto del consenso, il solito giochetto del garantire l’interesse di pochi a discapito della colletività…

  2. Ale ha detto:

    I quartieri ghetto spesso si formano da soli.E’ normale che i domenicani si stabiliscano nell’area dove già sono stanziati altri compaesani e via dicendo.
    Te sai quanto sono critico con l’amministrazione jesina,ma sento di poter dire,anche dopo aver toccato il problema 4 anni fa con Re Piccione che la colpa in primis è degli immigrati.
    Gli stereotipi sui quali spesso si fonda il razzismo più becero non sono ahimè troppo lontani dalla realtà dei fatti.
    Avendo inoltre frequentato le cosiddette zone a rischio e conosciuto di persona molti degli “attori” che vi abitano posso dire di averlo toccato con mano.
    Tutto ciò che si dice dei nordafricani,violenti,ubriaconi e completamente irrispettosi delle donne è vero nel 90% dei casi,come dei domenicani che spacciano cocaina o dei rumeni rissaioli.
    Per non parlare poi degli africani che più e più volte ho visto fuori della COOP o del Cityper mentre costringevano gli anziani a lasciargli i carrelli o a permettergli di caricare le loro auto per poi estorcere qualche euro.
    Vogliamo toccare l’argomento kebab?
    Aldilà della simpatia che ho per gli indiani,pakistani e bengalesi(forse una delle poche etnie pacifiche e non socialmente pericolose) il kebab è un alimento pericoloso perchè passa cicli di freddo instabili,qualitativamente è un accozzaglia di porcherie spesso nemmeno catalogate,per la sua creazione ci si avvale dell’uccisione di animali col metodo halal,il quale prevede sofferenze indicibili per la povere bestie,e questo solo per ciò che riguarda il “rotolone”di carne.
    Parliamo dei luoghi di vendita,ovvero localetti luridi,con norme igieniche medioevali,spesso aperti senza tener conto degli orari stabiliti.
    In conclusione queste persone,dai nordafricani ai pakistani(ho volutamente sorvolato sui cinesi,sennò scrivevo 10 pagine) si dimostrano LORO irrispettosi delle nostre regole di convivenza civile, e,sebbene la colpa delle amministrazioni sia indubbia perchè dovrebbe operare col pugno di ferro,bisogna anche capire che le responsabilità maggiori sono degli immigrati stessi, i quali molto spesso non sono dei poveracci da aiutare,ma dei predoni da scacciare.

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