STORIA DI UN “PO’RETTO”

– STORIA DI UN “PO’RETTO” –

RACCONTO DI FANTASIA liberamente ispirato a vicende di vita vissuta.
Ogni riferimento a cose, fatti o personaggi reali è puramente casuale…


Un giorno, tempo fa, durante un tranquillo pomeriggio d’autunno, mi arrivò una strana telefonata.

Dall’altro “capu de lu telefunu”, ci stava nientepopòdimenoche un noto assessore regionale (ora ex). Dopo essermi ripreso dall’emozione procuratami da cotanta autorevole attenzione, il Noto mi chiarì il motivo che lo aveva portato addirittura a telefonare personalmente ad un povero, umile e semplice cittadino, mai visto e conosciuto.

In effetti, qualche giorno prima, senza volerlo (o forse sì, non mi ricordo), avevo scritto in un articolo alcune considerazioni che effettivamente potevano aver messo in serio imbarazzo l’importante amministratore.

Infatti, dopo aver fatto un lungo, dettagliato e documentato elenco di atteggiamenti o comportamenti decisamente poco eleganti o corretti, seppur legittimi, tenuti da una nota Azienda presente sul nostro territorio, riportavo nel mio pezzo, con tanto di link, un articolo apparso su un quotidiano locale in cui invece l’illuminato Assessore lodava l’operato di tale Azienda. A quel punto, ponevo una domanda semplice semplice, suggerita ovviamente non dalla sterile polemica ma dalla logica: “Ma l’assessore esprime questi giudizi positivi sull’Azienda perché non conosce quanto sopra elencato, oppure li esprime anche se conosce?” E, inoltre: “Quale delle due opzioni è peggiore per un Assessore Regionale?”

Il mio autorevole interlocutore si era ritrovato diciamo così, incastrato all’angolo e superata la sorpresa con cui un semplice cittadino ci era riuscito, addirittura utilizzando la terribile arma della logica e del buonsenso (prima di questo episodio, non sapevo che l’utilizzo di tali strumenti fosse così imprevisto e ingestibile all’interno del gotha politico), aveva deciso di uscirne in modo, diciamo così, coraggioso:

dichiarando cioè che il giornalista si era inventato tutto e che Lui (il maiuscolo è d’obbligo) non aveva mai pronunciato quanto riportato dall’incauto quotidiano.

Non nascondo che tale notizia lì per lì, mi tirò un po’ su di morale: sapere infatti di essere amministrati da personaggi che si abbandonano con una certa superficialità in elucubrazioni favorevoli a certe aziende che si comportano invece in certi modi, era piuttosto triste e preoccupante. Ringraziandolo per avermi dato questa bella notizia, gli ricordai che per fortuna siamo in un Paese tutto sommato ancora abbastanza civile e democratico che prevede anche per situazioni come questa, delle semplici modalità per risolvere senza troppi conflitti o casini le contraddizioni che possono generarsi. Si chiama “diritto di rettifica”: se un giornale pubblica un articolo in cui si attribuiscono a qualcuno certe affermazioni, costui ha il diritto di inviare una rettifica e di pretendere che il giornale stesso provveda a pubblicarla, con le stesse modalità e la stessa visibilità date all’articolo stesso.

Invitai quindi il pover’uomo vittima di cotanta barbarie scandalistica, a far pubblicare immediatamente la rettifica, in modo da consentirmi di inviare un nuovo pezzo con il link alla pagina del quotidiano in cui tale rettifica sarebbe stata pubblicata .

A questo punto, capii che c’era qualcosa che per il poveretto non andava in questo ennesimo ragionamento logico. Mi parve di sentire una vocina provenire da dietro le quinte, che mi diceva: “Allora lo fai apposta a porti sfacciatamente con rigore logico davanti ad un politico di tal calibro. E chi ti credi di essere?”. Ma lì per lì non ci feci troppo caso. Il pugile all’angolo mi ingiunse invece

di preparare immediatamente due righe di rettifica e di inviarle a tutti coloro cui era stato recapitato il mio pezzo. Incredulo, pensai allora di aver capito dove stava l’inghippo: il po’retto aveva sbagliato numero, e per un non so quale arcano, aveva chiamato me anziché il suo ufficio stampa. Glielo dissi garbatamente: “Guardi che non sono il suo ufficio stampa”.

La reazione fu piuttosto grottesca: “Io non ho tempo per seguire tutti i giornali”(peccato che il quotidiano in questione fosse uno dei più letti in zona), “Io non ho tempo per queste cose” (veramente neanche io!!!), “Bisogna che Lei mi manda questo chiarimento” (NON SONO IL SUO UFFICIO STAMPAAA!!!).

Stremato, riuscii a strappare un compromesso: egli avrebbe inviato uno scritto al giornale ed a me, e io lo avrei fatto girare.

Dopo pochi minuti, mi arrivò una mail nella quale, con poche righe in perfetto ed impeccabile politichese, il “Supermega” in buona sostanza diceva, con doppio arrampicamento carpiato sugli specchi bagnati, che non aveva mai pronunciato giudizi sulla nota azienda, anche perché non spettava a Lui esprimerne.

Peccato che la stessa era da mesi che annunciava l’avvio di un procedimento autorizzativo che avrebbe fatto capo (o comunque fortemente coinvolto) al settore amministrato dal povero arrampicatore.

Pertanto, obbedendo agli accordi di compromesso, feci girare lo scritto del Mago dell’Arrampicata, con in calce una brevissima domanda: “Se non spetta a costui, a chi spetta allora?

Dopo appena 5 minuti il mio telefono fibrillò nuovamente: era ancora lui (stavolta la tastiera non mi accetta il maiuscolo!!!) incazzato come un’ape.

Con un tono che, lo confesso, mi ricordava assai  un fondo di “Lei non sa chi sono io!!” iniziò a dirmene di cotte e di crude, dicendo che ero stato scorretto; che non dovevo trattare così uno che aveva già invitato i suoi dirigenti a fare le pulci al progetto che sarebbe arrivato; che lui non poteva fare niente; che non poteva esprimere giudizi di merito, ecc…

Gli feci notare che fare le pulci nei procedimenti autorizzativi è nient’altro che un preciso obbligo dei Dirigenti e che mi sembrava piuttosto strano e riduttivo che i  suoi compiti di Assessore Regionale, seconda carica dello stato (per la sua materia di competenza, dopo il ministro), si limitassero semplicemente a quello di ricordare ai suoi subordinati di fare il loro dovere.

Lo invitai comunque caldamente a scrivere su un articolo questa impossibilità per un assessore regionale di intervenire nelle scelte di pianificazione e nei procedimenti. Seguendo il suo ragionamento, alla prossima campagna elettorale, saremmo stati tutti più tranquilli: visto che un assessore regionale non può fare niente, se fosse stato rieletto lui o se avesse vinto lo schieramento opposto, per noi cittadini sarebbe stato lo stesso!!!

Ecco, questo lo fece sbroccare davvero. Sorvolo su cosa mi disse, perché quando una persona va fuori dai gangheri, come mi parve accadere all’ ex sopra menzionato, a volte straparla. Ricorderò solo la chiusura della telefonata: “Lei con me ha chiuso Gianangeli!!!”. Mah: e chi mai aveva aperto? Mi aveva chiamato lui, no???!!!

A volte, davanti alla pochezza politica di certi nostri amministratori chiamati ad assolvere compiti di estrema responsabilità, mi chiedo: “Ma come cavolo vengono selezionati dentro a partiti e partitelli?”. Certe volte (come in questa favoletta, che forse, con opportuni aggiustamenti, a qualcuno potrebbe ricordare chissà quante esperienze di vita vissuta) sembra infatti che quando debbono decidere i candidati, facciano un bel test e stilino una bella graduatoria. Poi, la girano, ed iniziano a chiamare i candidati da convocare…

Jesi, 25 agosto 2010

MASSIMO GIANANGELI

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Una risposta a STORIA DI UN “PO’RETTO”

  1. Antonio ha detto:

    ciao Massimo ho letto con attenzione la favoletta anche se non conosco il problema a fondo (ma immagino di cosa si tratti), che dire? tutto sommato meno male che è un ex…. chissà gli attuali che combinano di diverso e/o di meglio? queste iniziative (blog e tutto il resto) aprono una finestra su una “certa” o “deviata” verità per spronare a cogliere qualche brandello di luce propria… auguri per tutto!

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